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MEDAGLIA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI
Medaglie Religiose in oro e in argento


La medaglia di San Francesco (che è patrono d’Italia) ha origini molto antiche, venne approvata nel 1228 da papa Gregorio IX. Nell’ iconografia tradizionale veniva spesso rappresentato nell’atto di predicare agli animali con le stigmate. Nell’ iconografia odierna San Francesco d'Assisi è invece rappresentato mentre tiene nella mano sinistra il crocefisso e la mano destra alzata verso essa per far vedere le stigmate, segno di devozione.


Medaglia San Francesco Assisi
 

La medaglia di San Francesco in oro giallo a 18kt è ora disponibile nella nostra vetrina on-line, dove potrete avere così la possibilità di acquistarla. La medaglia è fatta  con il metodo della produzione a conio, satinata al centro e lucida nei contorni, rifinita proprio come un gioiello da indossare, per coloro che con fede desiderano indossarlo, o più semplicemente per fare un regalo speciale ai vostri cari devoti. Un gesto prezioso nell’anima, vista la società odierna dove spesso vengono dimenticati i veri valori, la semplicità di un gesto fatto con il cuore.



 

Nascita di S. Francesco

Nell’ 1173 Assisi è sotto dominio Tedesco dopo esser stata sottratta all’autorità di Papa Alessandro III. È durante questa situazione politica che nell’inverno 1182-1183, nasce il figlio di Pietro di Bernardone, mercante di pregiate stoffe, e di Madonna Pica. Al piccolo venne dato il nome di Francesco, nome derivato dalla Francia, dove Pietro di Bernardone faceva ottimi affari.

Siamo nel 1198. Il giovane Papa Innocenzo III, approfittando della debolezza imperiale di quel periodo, cerca di riannettere  al dominio papale, il ducato di Spoleto  che era stato sottratto all’autorità della sede  apostolica. Questo bastò  al popolo di Assisi per sottrarsi al giogo imperiale cacciando il governatore tedesco, ma con l’aspirazione di non riconsegnarsi al Papa, ciò fece scaturire una guerra fra le due città (Assisi e Perugia) e Francesco, allora giovane di circa venti anni, fu tra i soldati a far guerra a Perugia.

La guerra si concluse con la sconfitta di Assisi e Francesco fu fatto prigioniero ed incarcerato a Perugia, carcere che durò un anno. Questa esperienza del carcere si rivelò una potenziale ricchezza spirituale  per Francesco. Durante la prigionia egli era stato uomo lieto e pacificatore con i suoi compagni di sventura; una volta, mentre i compagni di detenzione si abbandonavano all’avvilimento, lui ottimista e gioviale per natura, si mostrava allegro. Uno dei compagni allora gli disse che era matto a fare l’allegrone  in carcere. Egli rispose:“ Secondo voi, che cosa diventerò io nella vita? Sappiate che sarò venerato in tutto il mondo”.

Finalmente terminata la prigionia e fatto ritorno alla casa del padre, la vita quotidiana di Francesco si fa sempre più  esigente, egli cerca l’amore, la nobiltà, il senso pieno della vita. In un primo momento credeva di trovare tutto questo  sperimentando la carriera militare per conquistarsi un investitura da cavaliere, poi però comprese il vero significato  e si accorse di non volere la nobiltà materiale e il potere, ma la spiritualità come vocazione alla santità.


San Francesco e la scoperta dell'amore per il prossimo

Un giorno mentre percorreva la piana di Assisi, Francesco incontra un lebbroso, incontro terribile e disgustoso per tutti a quei tempi, ma la grazia di Dio che operava in lui gli dette la forza di vincere la paura per scoprire l'amore per il prossimo, così che in un impeto di generosità scese da cavallo per abbracciare il lebbroso, portando subito dopo le elemosina  nella comunità di quest’ultimo.

Da questo momento in poi Francesco frequentò solo luoghi solitari e dediti alla  preghiera. Nel suo testamento riguardo questo episodio scrisse: “E allontanandomi da essi (i lebbrosi), ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo.


Inizio di una nuova vita

Preghiera

"Signore fa di me, uno strumento della tua pace.
Dove è odio, fa ch’io porti l’amore,
dove è offesa, ch’io porti perdono,
dove è discordia, ch’io porti unione,
dove è dubbio, ch’io porti fede,
dove è errore, ch’io porti verità,
dove è tristezza,ch’io porti gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce…”




Il 24 di febbraio durante una messa San Francesco restò colpito da un brano del Vangelo dove narra che Cristo inviò gli apostoli a predicare senza portare con sé  né oro, né argento, né borsa, né calzature e neppure un bastone. Così, scalzo, con una sola tunica  con una corda al posto della cintura, inizia un nuovo modello di vita. L’esempio fece scalpore e trascinò i giovani di Assisi, così ben presto la “famiglia”  si ampliò e divennero dodici a seguire questo nuovo modello di vita; Dodici, un numero magico che ricorda gli apostoli di Cristo, e come essi vanno di luogo in luogo a parlare del regno di Dio.


Chiara di Assisi

Nella sera della domenica delle palme dell’anno 1212, Chiara figlia del nobile Favarone, innamorata degli ideali di San Francesco, fuggì dalla casa paterna per andare nella chiesetta della Porziuncola dove San Francesco la consacrò a Dio, con il simbolico taglio dei capelli. La fuga provocò clamore e fu seguita  da tante fanciulle della città. Così ebbe inizio il mondo francescano al femminile, chiamato in seguito l’ordine delle Clarisse.


La sofferenza di San Francesco

Siamo nell’anno 1224, ormai alla fine della sua vita, San Francesco desiderava  sentire nell’anima e nel corpo, quel dolore che Gesù sostenne durante la sua passione.Le sue preghiere vennero accolte e questo dolore della passione  lo accompagnò ogni giorno, fino alla morte rendendolo dolce ed amoroso ad imitazione di Cristo.

San Francesco rimase per anni ad Assisi segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell’amore per Dio e per la creazione espresso nel cantico di frate sole, composto nel 1225. In esso il Sole e la natura, sono lodati come fratelli e sorelle. Il 3 ottobre 1226 San Francesco muore.


Cantico delle creature

Altissimu,onnipotente bon signore,
Tue so le laude,
La gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
Et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’Signore
Cum tucte le Tue creature,
Spetialmente messor lo frate Sole,
Lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et nullu è bellu e radiante
Cum grande splendore:
De Te, Altissimo porta significatione.
Laudato si’, mi’Signore,
Per sora Luna e le stelle:
In celu l’l’ formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’Signore, per frate Vento
Et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
Per lo quale,
A le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’Signore per sor’Acqua.
La quale è multo utile
Et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’Signore,
Per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi
Con coloriti fior et herba.
Laudato si’, mi’Signore,
per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
Et sostengo’infirmitate et tribulatione;
Laudato si’, mi’Signore,
Per sora nostra morte corporale,
Da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
Guai a quelli ke morrano
Ne le peccata mortali;
Beati quelli ke trovarà
Ne le tue sanctissime voluntati,
Ka la morte secunda no’l farrà male.
 
Fonte: editrice Velar


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